martedì 14 agosto 2018

Un Ferragosto con"Ant-Man & the Wasp" in una piacevole avventura per grandi e piccini tra ironia e fantascienza, vecchie glorie e new entry

Tornano per Ferragosto i supereroi targati Marvel in “Ant-Man & the Wasp” diretto ancora da Peyton Reed, infatti perché lui, ‘l’uomo-formica’, aveva già avuto un film tutto suo per il debutto sul grande schermo tre anni fa. Ora, dopo gli eventi raccontati in “Captain America: Civil War”, Scott Lang (Paul Rudd) deve affrontare le conseguenze delle proprie scelte sia come supereroe sia come padre. E, mentre si sforza di gestire la sua vita familiare e le sue responsabilità come Ant-Man, si vede assegnare una nuova e urgente missione da Hope
van Dyne e dal Dr. Hank Pym. A questo punto, Scott dovrà indossare ancora una volta la sua tuta e imparare a combattere al fianco di Wasp (Evangeline Lilly), mentre la squadra cercherà di far luce sui segreti del proprio passato. Sempre basato sui personaggi dei fumetti firmati da Stan Lee, Larry Lieber e Jack Kirby, e sceneggiato da Chris McKenna, Erik Sommers, Adrew Barrer, Gabriel Ferrari e lo stesso Rudd, “Ant-Man & the Wasp” è un divertente e gustoso spettacolo per tutti, anzi come si diceva una volta un
vero ‘film per famiglie’ senza altra pretesa che offrire avventura e spettacolo, azione e ironia, quindi un film meno cupo e violento di tanti altri. Però meno riuscito del precedente episodio cinematografico perché stavolta il regista Reed non trova il raro equilibrio fra dramma famigliare e commedia d’azione del primo. La novità è che stavolta Ant-Man non riesce a ritrovare le ‘dimensioni’ giuste rimpicciolendosi e ingigantendosi a dismisura.
Cast di tutto rispetto tra vecchie glorie e new entry: da Michael Douglas (Dr. Hank Pym) a Michelle Pfeiffer (Janet VanDyne), da Michael Peña (Luis) a Laurence Fishburne (Dr. Bill Foster), da Bobby Cannavale (Paxton) a Hannah John-Kamen (Ava/Ghost), da Judy Greer (Maggie) a Divian Lawda (Uzman), dalla piccola Abby Ryder Fortson (Cassie) a Tip ‘T.I.’ Harris (Dave). Ovviamente non manca il consueto e divertente cameo di Stan Lee. José de Arcangelo
(2 ½ stelle su 5) Nelle sale italiane dal 14 agosto distribuito da Walt Disney Productions Italia

Un Ferragosto da paura con "The End? L'inferno fuori" opera prima di Daniele Misischia, prodotta dai premiati Manetti Bros.

E’ il primo film prodotto dalla Mompracem dei premiati Manetti Bros. (“Ammore e malavita”), presentato in anteprima alla Festa del Cinema di Roma e poi al Fright Fest 2017 di Londra: “The End? L’inferno fuori”, opera prima thriller-horror di Daniele Misischia, sceneggiata dal regista con Cristiano Ciccotti e protagonista Alessandro Roja, il Dandi di “Romanzo Criminale la serie” di Stefano Sollima.
In una Roma contemporanea, frenetica e più congestionata del solito, Claudio Verona (Roja, da “1992” a “Tutto può succedere 2” in tivù), giovane uomo d’affari cinico e narcisista, resta bloccato in ascensore a causa di un guasto. Ma quel fastidioso inconveniente è solo un primo passo verso un incubo. Intrappolato fra due piani in una gabbia di metallo, Claudio dovrà fare i conti con qualcosa di disumano e aberrante di cui la città è stata vittima: un virus letale che sta trasformando le persone in una specie di zombi. E solo l’istinto di sopravvivenza potrà contrastare l’apocalisse ormai inevitabile.
“Solo a livello inconscio avevo in mente altri film – afferma il regista -, è un esperimento, quello di riuscire a raccontare una storia di tensione, paura e suspense rimanendo chiusi tra le quattro pareti metalliche di un ascensore. Un progetto complicato, ma sicuramente divertente e stimolante. I film con un’unica location mi sono sempre piaciuti, darsi un enorme limite per poter creare qualcosa di originale. L’idea era quella di rinchiudere un personaggio in un piccolo ambiente per poi far dimenticare al pubblico che il film è solo lì”.
E se la storia non è del tutto originale (da “Ascensore per il patibolo” di Louis Malle a “L’ascensore” di Dick Maas e pochi altri (c’è persino un vecchio film argentino in chiave di commedia), “The End?” si fa apprezzare per un crescendo di suspense e tensione che, forse, solo verso la fine rallenta. Comunque non bisogna svelarne di più per non rovinare l’effetto sorpresa o sciuppare qualche colpo di scena. E non è mai facile mantenere il ritmo in un thriller claustrofobico dove lo spettatore come il protagonista non sa cosa lo aspetta un minuto dopo.
Nel cast, in ruoli simil cameo, Euridice Axen (Marta), Claudio Camilli (Marcello), visto recentemente in “Peggio per me”; Carolina Crescentini (voce di Lorena al telefono), Benedetta Cimatti (Silvia), Roberto Scotto Pagliare (Riccardo), Massimo Triggiani (Stefano), Giada Caruso (giornalista) e lo stesso Marco Manetti (voce al citofono). La fotografia è di Angelo Sorrentino, il buon montaggio di Federico Maria Maneschi e le musiche di Isac Roitn. (2 1/2 stelle su 5) Nelle sale italiane dal 14 agosto presentato da 01 Distribution

giovedì 9 agosto 2018

Arriva nelle sale "Shark - Il primo squalo" un'avventura che fonde thriller, azione e fantascienza, per Jason Statham

Approda nelle sale italiane, non solo, “Shark – Il primo squalo” diretto da Jon Turteltaub (da “Phenomenom” a “Last Vegas”), che in realtà è l’ultimo in ordine cinematografico, ma il primo perché una creatura preistorica gigantesca e vorace. Scritto da Dean Georgaris, Jon & Eric
Hoeber, dal libro “(The) Meg” (titolo originale) di Steve Alten, il film fonde tre generi che attirano il grande pubblico, non solo giovanile e/o estivo: thriller, azione e fantascienza. Ed è anche un prodotto su misura per il re dell’azione Jason Statham (dalla trilogia “Transporter” a quella de “I mercenari”) e della cinese BingBing Li (da “Detective Dee e il mistero della fiamma fantasma” a “Transformer 4”), dato che si tratta di una coproduzione Usa-Cina, come è ormai regola negli ultimi anni, destinata a miliardi di spettatori.
Un super tecnologico sommergibile oceanico - parte di un programma internazionale di osservazione sottomarina sovvenzionato dal solito miliardario - viene attaccato da un’imponente creatura marina ritenuta estinta e giace sul fondo della fossa più profonda del Pacifico con il suo equipaggio intrappolato all'interno.
Il tempo stringe, l'esperto di salvataggi subacquei Jonas Taylor (Statham) viene incaricato da un visionario oceanografo cinese (Chao), contro il volere della figlia Suyin (Bingbing), di salvare l'equipaggio - e l'oceano stesso - da questa inarrestabile minaccia: uno squalo preistorico di quasi 23 metri conosciuto come Megalodon. Quello che nessuno avrebbe potuto immaginare era che, anni prima, Taylor si era già trovato di fronte a quella terrificante creatura. E ora, in
squadra con Suyin, deve affrontare le sue paure e mettere a rischio la propria vita per salvare l'equipaggio intrappolato laggiù e ritrovarsi ancora una volta di davanti al più grande predatore di tutti i tempi. Un gradevole spettacolo di normalissima amministrazione dedicato ad un pubblico alla ricerca di relax e divertimento senza grandi pretese. Azione e avventura, qualche brivido, un pizzico d’ironia, anche quando alcune situazioni e scene siano poco credibili, ma si tratta comunque di una
‘missione impossibile’. E non poteva mancare la citazione del classico e capostipite del genere, “Lo squalo” di Steven Spielberg, nella scena della spiaggia affollata. Nel cast anche Ruby Rose (Jaxx), Cliff Curtis (Mac), Rainn Wilson (Morris), Winston Chao (Zhang), Page Kennedy (DJ), Robert Taylor (Heller), Olafur Darri Olafsson (The Wall), Jessica McNamee (Lori) e la piccola Sophia Cai (Meiying). José de Arcangelo
(2 ½ stelle su 5) Nelle sale italiane dal 9 agosto distribuito da Warner Bros. Entertainment Italia

venerdì 3 agosto 2018

Un giallo thriller scandinavo da recuperare: "Headhunters" di Morten Tyldum con Aksel Hennie e Nicolaj Coster-Waldau

Un giallo thriller scandinavo (coproduzione fra Norvegia, Svezia, Danimarca e Germania) ad alta tensione e ricco di colpi di scena, tratto da romanzo del norvegese Jo Nesbo e diretto dal connazionale Morten Tyldun e sceneggiato da Ulf Ryberg e Lars Gudmestad nel 2011: “Headhunters”. Uscito in Italia direttamente in dvd e in prima televisiva il 31 luglio 2013, mentre è passato proprio ieri notte su Raimovie. Roger Brown (Aksel Hennie) è un uomo di successo che svolge il ruolo di selezionatore di personale, ma sostiene il suo lussuoso standard di vita
rubando dipinti di grande valore (sostituendoli con falsi) dalle case dei suoi candidati. Lo fa soprattutto per garantire lo stile di vita desiderato da sua moglie Diana (Synnove Macody Lund), ma allo stesso tempo non vuole avere figli come lei vorrebbe. Il suo partner Ove Kjikerud (Elvind Sander) lavora in una società di sorveglianza e lo aiuta disattivando l’allarme nelle case delle vittime. Una sera, all'inaugurazione della sua galleria, d’arte, la moglie di Roger gli presenta Clas Greve (Nikolaj Coster-Waldau), un affascinante ex
dirigente dal passato perfetto per Pathfinder, una società di tecnologie Gps, per la quale Roger sta cercando un candidato. E la stessa Diana gli confida che Clas possiede un raro dipinto di Rubens, ereditato dalla nonna… Altro non bisogna svelare per non togliere l’effetto sorpresa allo spettatore, visto che la prima parte si sviluppa proprio come un giallo per concludersi come un thriller duro e crudo, nonostante la sottile ironia che lo pervade. E’ il film che ha lanciato il regista sul piano internazionale – ha poi realizzato, fra America e Regno Unito, “The Imitation Game” e “Passengers”
(2016) con Jennifer Lawrence – dato che aveva già un sicuro mestiere e sa dosare suspense e azione, spettacolo e mistero col ritmo giusto e coinvolgendo lo spettatore in una sorta di puzzle dove non tutto (né tutti) è come sembra. E nel cast ci sono attori già noti al pubblico italiano, come l’attore regista norvegese Aksel Hennie (“Uno”, “Max Manus” e “Age of Heroes”) e il
danese Nicolaj Coster-Waldau (da “Il guardiano di notte” e “Black Hawk Down” a “La fratellanza” e al serial “Il trono di spade”. Ed è stati realizzato dai produttori della trilogia “Millennium”. José de Arcangelo

mercoledì 25 luglio 2018

Da una storia vera che sembra inventata, una commedia avventurosa per Nicolas Cage: "Io, Dio e Bin Laden" di Larry Charles

Ispirato ad un articolo del 2010 di Chris Heath su una storia realmente accaduta, “Io, Dio e Bin Laden” (Army of One) di Larry Charles (“Borat”, “Bruno” e “Il dittatore”), sceneggiato da Rajiv Joseph e Scott Rothman, racconta l’assurda (ma vera) storia dell'ossessione di Gary Faulkner –
interpretato da un Nicolas Cage che funziona in un ruolo comico volutamente sopra le righe - per ‘il barbuto’ Osama Bin Laden, nemico giurato degli Stati Uniti d'America. Infatti, questo bizzarro personaggio di nome Gary Faulkner viene ‘chiamato’ da Dio (nelle vesti di Gesù) per compiere una missione, anzi eseguire un ‘ordine’: recarsi in Pakistan e catturare Bin Laden… vivo e riportarlo in America. Il disoccupato e costruttore part time, malato (è diabetico
e ha problemi ai reni) decide si partire per il Pakistan prima su una barca a vela, poi sul deltaplano ma, visti i fallimenti, alla fine decide di partire come fanno tutti gli altri: in aereo di linea, armato di una katana da samurai, che sarà costretto a portare nel bagaglio. Dopo un mese di ‘studi e ricerche’, riesce a scovare “il barbuto” di Al-Qaeda, però quando è a un passo dal prenderlo, ha un nuovo incidente, e i servizi segreti lo rimandano a casa.
Nella realtà, sembra che si sia recato più volte in Pakistan (nel film i viaggi sono tre o quattro) e si vedrà costretto a smettere quando viene annunciata ufficialmente la cattura e la morte di Bin Laden. Anche se ci ha provato un’ultima volta, ma alla fine si convince di tornare dalla donna che ama, ricambiato, e dalla sua nipotina handicappata.
Una commedia avventurosa divertente, dato che con un personaggio del genere non poteva essere diversamente, senza gli scatti esplosivi dei precedenti film di Charles, anche perché una storia vera che sembra inventata non può eguagliare i personaggi interpretati da Sacha Baron Cohen e inventati di sana pianta proprio per esaltare il lato grottesco di certi personaggi reali.
Nel cast Wendi McLendon-Covey (Marci Mitchell), Amer Chadha-Patel (Osama Bin Laden / Shoe Bomber, Matthew Modine (Dr. Ross), Russell Brand (Dio), Chenoa Morison (Lizzie), Denis O’Hare (Agente Doss), uno dei protagonist fissi di “American Horror Story”; Rainn Wilson (agente Simons), Paul Scheer (Picles), Will Sasso (Roy) e lo stesso regista nel cameo di un intervistatore. José de Arcangelo
(2 ½ stelle su 5) Nelle sale italiane dal 25 luglio distribuito da Koch Media

"Hereditary - Le radici del male" di Ari Aster coinvolge nel dramma thriller e delude nell'horror. Sempre brava Toni Collette

“Hereditary – Le radici del male”, il primo lungometraggio scritto e diretto da Ari Aster, inizia come una classica tragedia famigliare e pian piano si trasforma in inquietante thriller dei rapporti e dei sentimenti per finire nell’horror sovrannaturale di ultima generazione. Peccato che
il mix di generi non trovi il perfetto equilibrio, soprattutto in un’ingarbugliata ultima parte dove entrano in scena spiriti maligni e sette sataniche di misteriose origini. Da un inizio inquietante tra elaborazione del lutto e sensi di colpa, si passa quindi ai luoghi comuni di possessioni e agli stereotipi dell’esoterismo, dai medium alla magia nera indiana.
Dopo la morte improvvisa dell’anziana Ellen, i suoi familiari – la moglie e madre Annie Graham (la sempre intensa Tony Collette), il padre Steve Graham (Gabriel Byrne, dal “Cristoforo Colombo” televisivo a “Crocevia della morte” e “Segreti di famiglia”), i figli Peter (Alex Wolf, “Jumanji: Benvenuti nella giungla”) e Charlie (Milly Shapiro, “Matilda” a Broadway), cominciano lentamente a scoprire una serie di oscuri segreti e strane presenze sulla loro famiglia che li obbligherà ad affrontare il tragico destino che sembrano avere ereditato. Anche perché nella loro vita s’insinua la misteriosa Joan (Ann Dowd).
Come dicevamo, nella prima parte c’è un atmosfera funesta e agghiacciante, ma nella seconda calano man mano tensione e suspense, e, nonostante l’ottimo lavoro degli attori, la sceneggiatura s’inceppa in una serie di fatti inspiegabili anche per lo spettatore. Aster ha iniziato a immaginare il film dopo che la sua famiglia aveva attraversato una serie di difficoltà durate ininterrottamente per un periodo di tre anni. “La situazione era diventata davvero insostenibile – racconta -, al punto che iniziammo a pensare di essere vittime di una maledizione. Quando si gira un film sulle ingiustizie della vita il genere horror è un terreno di gioco molto particolare. E’ una sorta di spazio perverso in cui le ingiustizie della vita vengono celebrate se non addirittura glorificate”.
Infatti, i suoi riferimenti per la prima parte sono il vecchio “Gente comune” di Robert Redford (1980), “Tempesta di ghiaccio” di Ang Lee (1997) e “In the Bedroom” di Tod Field, drammi tragici e feroci come questo, però Aster non riesce a fonderlo con l’horror, tanto che ci sembra di trovarci di fronte a due film completamente diversi. E pensare che i riferimenti in questo caso erano alti: da “Rosemary’s Baby” di Roman Polansky (1968) ad “A Venezia… un dicembre rosso shocking” di Nicolas Roeg (1973) e “Suspense” di Jack Clayton (1961). Acclamato da una parte della critica, “Hereditary” ha avuto 6 candidature in diversi festival, ma nessun premio. Ottime le miniature (la protagonista le crea in casa) e gli effetti visivi di Steve Newburn, José de Arcangelo
(2 ½ stelle su 5) Nelle sale italiane dal 25 luglio distribuito da Keyfilms in associazione con 3 Marys

lunedì 16 luglio 2018

Deludente "Chiudi gli occhi", finto thriller di Marc Forster con Blake LIvely e Jason Clarke

Ambizioso dramma sulla scia del thriller dei psicologico, scritto e diretto da Marc Forster – da “Neverland - Un sogno per la vita” a Quantum of Solace” e “World War Z” -, questo “Chiudi gli occhi” (All I see is You, 2016), da non confondere col sorprendente “Apri gli occhi” di Alejandro
Amenabar (1997) poi diventato a Hollywood “Vanilla Sky”, delude i più. La relazione di una giovane cieca, Gina (Blake Lively), col marito, James (Jason Clarke, da “Zero Dark Thirty” a “La vedova Winchester”) pian piano si incrina quando lei riacquista la vista. Un girotondo di segreti e bugie, verità nascoste e menzogna, tradimenti e misteri, dubbi e sospetti da entrambe le parti.
Sceneggiato dal regista con Sean Conway, la pellicola è quantomeno intrigante nella prima parte, quando la donna passa dall’oscurità alla luce e scopre che le persone e le cose non sono come le immaginava, mentre il marito viene assalito dal dubbio che, avendolo visto, la moglie possa restare delusa e insoddisfatta da lui. Però il film vira dopo verso il melodramma di una coppia in crisi dove la felicità di prima si trasforma in
un incubo senza senso (soprattutto per lo spettatore) in attesa di un colpo di scena che non arriverà mai, perché quel poco che accade è prevedibile e poco credibile. E il finale resta aperto senza che i rispettivi segreti vengano svelati. Formalmente curato (nomination per la fotografia di Matthias Koenigswieser al Camerimage), bene interpretato e ambientato fra Thailandia (Bangkok) e la Spagna (Barcellona), “Chiudi gli occhi” – coproduzione Usa-Thailandia - promette più di quel che mantiene, rischiando di annoiare gli amanti
del thriller e deludere quelli del melodramma. Nel cast anche Miquel Fernandez (Ramon), Ahna O’Reilly (Carla), Xavi Sanchez (Luca), Yvonne Strahovski (Karen), Wes Chatham (Daniel) e Danny Huston (Dr. Hugues, l’oculista). José de Arcangelo
(2 ½ stelle su 5) Nelle sale italiane dall’11 luglio 2018 distribuito da Eagle Pictures