giovedì 4 ottobre 2018

"Non è vero ma ci credo" con la coppia Nunzio & Paolo al debutto sul grande schermo, purtroppo una commedia che non conquista

Presentata in anteprima nazionale al Terni Pop FilmFest 2018 lo scorso mese, esce ora nelle sale la commedia “Non è vero ma ci credo” diretta da Stefano Anselmi, e scritta (con Andrea Lolli) e interpretata dalla coppia Nunzio (Fabrizio Rotondo) & Paolo (Vita). Il duo comico approda sul grande schermo dopo una lunga gavetta in radio e tivù in una coproduzione Notorious Pictures, Lotus Production e Minerva Pictures. Però non c'entra niente con la commedia omonima, scritta (con Mario Corsi) per lo schermo e interpretata da Peppino De Filippo, nel 1952, diretta da Sergio Grieco.
Nunzio e Paolo sono amici da sempre (come nella vita), ma il loro sodalizio ha prodotto una serie di business falliti finanziati dalle loro mogli, le quali adesso minacciano di sbatterli fuori casa. I due cercano il riscatto aprendo un ristorante vegetariano, anzi vegano, seguendo l’esempio di un truffaldino. Ma poi, per compiacere un critico culinario da cui dipendono i loro destini, sono costretti a trasformare il locale in una bisteccheria. Vegetariani convinti, i due amici non hanno alcuna intenzione di mettersi davvero a cucinare animali. Anche perché possono bistecche vegetali essere spacciate per vera carne? E’ questo l’inizio di una catena di eventi sbagliati ed equivoci.
Una commedia ben confezionata che purtroppo non fa ridere, a tratti solo sorridere, ma che forse avrebbe funzionato meglio se si avesse scelto direttamente la strada del demenziale concentrandosi soprattutto nella cura delle battute e della sceneggiatura per renderla più scorrevole e senza ‘buchi’. Peccato, rimandiamo la coppia comica a una seconda prova, sperando affidino il copione a dei veri sceneggiatori.
Nel cast Elisa Di Eusanio (Cristina), Micol Azzurro (Morena), Giulia Di Quilio (Maria Chiara), Maurizio Lombardi (Michel De Best), Yari Gugliucci (Ciro), Paolo Gattini (Rocco), Leonardo Sbragia (Nino), Yoon Cometti Joyce (Ndong), Enzo Musmanno (Sergio), Omar Monno (Omar The King) e con la partecipazione straordinaria di Maurizio Mattioli (Armando) e Loredana Cannata (Loredana). José de Arcangelo
(1 ½ stelle su 5) Nelle sale dal 4 ottobre 2018 distribuito da Notorious Pictures

giovedì 6 settembre 2018

Delude il tanto atteso "Slender Man" di Sylvain White, ispirato al personaggio creato su internet da Victor Surge e diventato fenomeno virale

L’atteso horror “Slender Man” di Sylvain White – nonostante il successo ai botteghini americani (oltre 28milioni in 3 settimane) e le aspettative dei giovanissimi – si rivela piuttosto deludente, anonimo e, ovviamente, non originale, visto che è ispirato al personaggio creato da Victor
Surge alias Erik Knudsen, fenomeno diventato virale su internet, ma soprattutto perché scarseggiano tensione e suspense, e nemmeno offre allo spettatore qualche brivido.
Sceneggiato da David Birke, partendo dai personaggi creati da Surge, racconta le ingarbugliate vicende di un gruppo di adolescenti. Infatti, quando una di loro scompare, le quattro amiche del cuore si convincono che sia diventata l'ultima vittima di Slender Man. Ma le stereotipate ragazze ‘ingenue e incoscienti’ – studentesse di una cittadina del Massachusetts che sognano di una vita diversa - per scoprirlo non fanno altro che invocare il consueto uomo nero degli incubi dei ragazzi…
Sulla scia degli horror giapponesi degli ultimi vent’anni su e per adolescenti, “Slender Man”, purtroppo, sfrutta poco l’oscuro personaggio, tranne che visivamente, e naturalmente quasi tutta la vicenda si svolge tra internet e cellulari, ma è un film che non fa paura – almeno a noi adulti e vaccinati – e, crediamo, nemmeno a chi il prodotto è destinato. Le ragazze, poi, non sono caratterizzate nel modo giusto, così come la loro amicizia, che resta confusa ed enigmatico fino alla fine, anche quando le giovanissime attrici, oltre le fisique du role, possiedono un talento ancora in erba.
Nel cast Joey King (Wren), Julia Goldani Telles (Hallie), Jaz Sinclair (Chloe), Annalise Basso (Katie), Taylor Richardson (Lizzie), assecondate da Alex Fitzalan (Tom) e Javier Botet nel ruolo dello stilizzato Slender Man. José de Arcangelo
(1 ½ stelle su 5) Nelle sale italiane dal 6 settembre distribuito da Warner Bros. Entertainment Italia

martedì 4 settembre 2018

Un riuscito horror contemporaneo e quotidiano, originale e inquietante targato Argentina: "Aterrados" (Terrorizzati) di Demiàn Rugna

Un horror targato Argentina, quotidiano e contemporaneo, originale e inquietante: “Aterrados” (t.l. Terrorizzati - Terrified), scritto, diretto e musicato da Demiàn Rugna, già autore di “The Last Gateway” (2007) e “No sabés con quien estas hablando” (t.l. Non sai con chi stai parlando, 2016), diversi corti e inizi carriera nel montaggio, ora della miniserie “Limbo”.
Premiato al Montevideo Fantastico Festival 2017 (3 nomination a Mar del Plata, Sitges e Horrorant FilmFest Fright Nights di Londra, su 15 festival) e uscito in patria il 3 maggio 2018, “Aterrados” coinvolge perché tratta argomenti paranormali ambientati in un quartiere qualsiasi del Gran Buenos Aires, tra routine quotidiana, ‘incidenti’ e fatti inspiegabili, partendo da rumori e strane presenze.
Le esistenze di tre persone, gente comune di un quartiere popolare, che vengono sconvolte a seguito di una serie di violente morti che si registra nella loro zona. Per Funes, ispettore di polizia in procinto di andare in pensione, quello che doveva essere un caso facile prende improvvisamente
una strana piega – anche perché ne è coinvolta la sua ex compagna - e lui si ritrova a gestire qualcosa di più grosso di ciò che pensava. Il poliziotto, fra perplessità e paura, si rivolge al suo amico Jano, veterano medico legale, che a sua volta coinvolge una esperta in fenomeni paranormali, la dottoressa Albreck, e un investigatore venuto apposta dagli Stati Uniti, specializzato in fatti molto simili, anzi identici. I tre decidono di studiare il fenomeno passando una notte all’interno delle tre case maledette, ma…
Incentrando l’azione soprattutto sulla suggestione, Rugna fa vedere e non vedere le inquietanti presenze, tanto quanto basta per mantenere alte suspense e tensione, e per condurci a un finale aperto ma non troppo. Una variazione originale sulle case possedute perché queste si trovano in un quartiere come un altro di una delle tante periferie delle grandi metropoli sparse nel mondo. E i riferimenti vanno da Romero a Polanski così come le citazioni.
Nel cast Ariel Chavarria, Alex(andro) Ghione, Norberto Gonzalo, Hugo Halbrich, George L. Lewis, Elvira Onetto, Agustin Rittano, Demiàn Salomon e Natalia Señorales. Per il momento la visione in Italia è riservata a Dvd e in streaming. José de Arcangelo
(3 stelle su 5)

lunedì 3 settembre 2018

Presentato al Festival Internazionale del Film di Torino, "Sequence Break" è un fantahorror solo suggestivo, tra eros e tecnologia

Scritto e diretto da Graham Skipper “Sequence Break” è un thriller horror fantascientifico a basso costo che fonde eros e tecnologia, psicologia e solitudine, in un surreale viaggio fra attrazione e repulsione, realtà virtuale e incubo, sentimenti e mutazione.
Il giovane e solitario, disoccupato (il suo rifugio-locale sta per chiudere i battenti) e appassionato di videogame vintage Oz (Chase Williamson, dal piccolo al grande schermo, da “The Guest” a “Fetish Factory”) s’imbatte quasi contemporaneamente nella ragazza che gli fa perdere la testa, Tess (Fabianne Therese, da “Un amore senza fine” ad “American Pets”) e in un misterioso e ipnotico arcade che potrebbe fargli perdere non solo la vita…
Presentato al Torino Film Festival 2017 e mai uscito in sala ma direttamente in dvd e streaming, “Sequence Break” è un fantahorror suggestivo che però trascina, forse, un po’ troppo una buona idea di partenza anche se non assolutamente originale e, nonostante la durata di 80’, non mantiene il ritmo giusto dall’inizio alla fine. Infatti, i riferimenti sono ambiziosi e vanno da Cronenberg a Lynch, dal giapponese “Tetsuo” di Shinya Tsukamoto e persino al - anche se lontanamente -, disneyano “Tron”, originale e remake.
Nel cast Lyle Kanouse (Jerry, il proprietario del negozio), Audrey Wasilewski (Audrey, la barista) e John Dinan (l’uomo che irrompe inaspettatamente nel locale). Il protagonista Williamson lo vedremo ancora in film del genere: nell’horror “Artik” di Tom Botchii Skowronski e nel thriller “Greenlight” di Graham Denman, entrambi prodotti quest’anno. José de Arcangelo
(2 ¼ stelle su 5)

mercoledì 22 agosto 2018

Suggestivo ma deludente il thriller-horror dello spagnolo Jaume Balaguerò "La settima musa" con un cast internazionale

Ambizioso e suggestivo (soprattutto nella prima parte), ma deludente nel complesso, il nuovo thriller orrorifico “La settima musa” (Muse) dello spagnolo Jaume Balaguerò – autore della saga (4 film e un remake americano) “Rec”. Spunti da gotico vecchio stampo e misteri indecifrabili da horror contemporaneo si fondono e confondono in un’opera che non fa paura e manca della suspense e della tensione giuste, e non giustificata da un finale prevedibile (ma non troppo), volutamente ingarbugliato. Tratto dal romanzo del cileno José Carlos Somoza “La dama numero 13” (nel film le muse sono ridotte a 7 mentre quelle della mitologia classica
greca erano nove e legate alle arti, in particolare alla poesia), l’opera di Balaguerò è ambientata al Trinity College di Dublino, dove il professor Samuel Solomon (l’altrove bravo Elliott Cowan) chiede ai suoi studenti una proposta alternativa poetica all'inferno di Dante, di cui sono stati letti dei brani in aula.
Il professore, molto popolare tra gli studenti, ha anche una relazione segreta con una delle sue studentesse, Beatriz (Manuela Vellés), che però soffre la clandestinità della relazione e si fa promettere da Solomon che l'amerà per sempre. Ottenuta la promessa, Beatriz va in bagno e si taglia le vene, suicidandosi. E’ questo il prologo della pellicola e della vicenda.
L’anno dopo, Solomon è ancora devastato da quanto è successo e racconta alla collega Susan Gilard (la tedesca Franka Potente, da “Lola corre” alla trilogia di “Bourne”) - l'unica che gli dimostra simpatia e comprensione - lo strano e terrificante incubo che ha da circa tre settimane. Solomon è convinto che l'incubo non abbia niente a che fare con il lutto che l'ha colpito. Susan è invece più dubbiosa, ma un’altra misteriosa donna ha lo stesso incubo...
Cupo e claustrofobico quanto basta, “La settima musa” sfoggia tanti riferimenti, anche se in realtà le muse, figlie di Zeus e Mnemosyne, rappresentavano l'ideale supremo dell'Arte, intesa come verità del “Tutto” ovverossia l'eterna magnificenza del divino, qui non sono altro che streghe guidate da un settima che nessuno conosce e che in cambio dei loro servigi pretendono sacrifici e sofferenza. Inoltre, la riduzione del romanzo – firmata dallo stesso Balaguerò con Fernando Navarro - in questo caso non sembra davvero riuscita visto che lascia allo spettatore ‘buchi’ da coprire (comprendere?).
Dato che si tratta di una co-produzione fra Spagna, Irlanda, Francia e Belgio, “La settima musa” vanta un cast internazionale di cui fanno parte anche la rediviva Joanne Whalley (Jacqueline), Leonor Whatling (Lidia Garetti), da “Parla con lei” di Pedro Almodovar a “Guida alle ricette d’amore”; Cally O’Connell (Donnie), Sam Hardy (Nito) e il vecchio caro Christopher Lloyd (Bernard Rauschen), l’indimenticabile professore pazzo di “Ritorno al futuro”. José de Arcangelo
(2 ½ stelle su 5) Nelle sale italiane dal 22 agosto distribuito da Adler Entertainment

giovedì 16 agosto 2018

Un'altra saga avventuroso-fantascientifica per adolescenti ha inizio "Darkest Minds", dai romanzi di Alexandra Bracken con Amandla Stenberg

Sulla scia delle ultime saghe fantascientifiche (e fantasy) destinate ad un pubblico adolescente, arriva un discreto prodotto di genere “Darkest Minds”, firmato Jennifer Yuh Nelson, anch’esso tratto da una serie di romanzi di Alexandra Bracken – sceneggiati da Chad Hodge - e sorta di prologo dell’intera vicenda.
La sedicenne Ruby Daly (Amandla Stenberg, già nel cast di “Hunger Games”) non avrebbe mai pensato di riuscire a sopravvivere alla terribile piaga che ha ucciso il 98 per cento dei bambini americani. Nonostante la severità del campo di lavoro (in realtà simile a quelli di concentramento) in cui è finita insieme agli altri sopravvissuti dotati di poteri soprannaturali, è anche lei riuscita a restarne per sei anni senza grossi ostacoli.
Anche perché lei appartiene alla fascia arancione (i ragazzi a seconda della pericolosità vengono divisi in fasce di colori), ma il medico l’ha ammessa (costretto dai suoi misteriosi poteri che le permette di agire sulla mente altrui) tra i verdi (dotati di intelligenza straordinaria ma innocui) e una dottoressa, appartenente a una misteriosa lega di oppositori, l’aiuta a fuggire… E durante questo viaggio senza meta conoscerà dei coetanei, con superpoteri e non, ai quali si unirà. Ovviamente nascerà anche il primo amore.
Naturalmente gli argomenti dedicati all’adolescenza e al potere, sono qui solo accennati, dando più importanza alla ribellione, all’intervallo romantico e alle gerarchie dei giovanissimi, mentre gli adulti sono pressoché assenti. Segno o speranza che vengano sviluppati nei futuri episodi, se ci saranno. Non mancano, ovviamente, azione e scontri, concentrati soprattutto alla fine, così come i superpoteri degli adolescenti, ancora in fase di rodaggio.
Nel cast anche Harris Dickinson (Liam), Miya Cech (Zu), Patrick Gibson (Clancy Gray), Wade Williams (il Capitano), Wallace Langham (Dr. Viceroy), Gwendoline Christie (Lady Jane), Skylan Brooks (Chubs), Mandy Moore (Cate) e Bradley Whitford (presidente Gray). José de Arcangelo
(2 ½ stelle su 5) Nelle sale italiane dal 14 agosto 2018 distribuito da 20th Century Fox Italia

martedì 14 agosto 2018

Un Ferragosto con"Ant-Man & the Wasp" in una piacevole avventura per grandi e piccini tra ironia e fantascienza, vecchie glorie e new entry

Tornano per Ferragosto i supereroi targati Marvel in “Ant-Man & the Wasp” diretto ancora da Peyton Reed, infatti perché lui, ‘l’uomo-formica’, aveva già avuto un film tutto suo per il debutto sul grande schermo tre anni fa. Ora, dopo gli eventi raccontati in “Captain America: Civil War”, Scott Lang (Paul Rudd) deve affrontare le conseguenze delle proprie scelte sia come supereroe sia come padre. E, mentre si sforza di gestire la sua vita familiare e le sue responsabilità come Ant-Man, si vede assegnare una nuova e urgente missione da Hope
van Dyne e dal Dr. Hank Pym. A questo punto, Scott dovrà indossare ancora una volta la sua tuta e imparare a combattere al fianco di Wasp (Evangeline Lilly), mentre la squadra cercherà di far luce sui segreti del proprio passato. Sempre basato sui personaggi dei fumetti firmati da Stan Lee, Larry Lieber e Jack Kirby, e sceneggiato da Chris McKenna, Erik Sommers, Adrew Barrer, Gabriel Ferrari e lo stesso Rudd, “Ant-Man & the Wasp” è un divertente e gustoso spettacolo per tutti, anzi come si diceva una volta un
vero ‘film per famiglie’ senza altra pretesa che offrire avventura e spettacolo, azione e ironia, quindi un film meno cupo e violento di tanti altri. Però meno riuscito del precedente episodio cinematografico perché stavolta il regista Reed non trova il raro equilibrio fra dramma famigliare e commedia d’azione del primo. La novità è che stavolta Ant-Man non riesce a ritrovare le ‘dimensioni’ giuste rimpicciolendosi e ingigantendosi a dismisura.
Cast di tutto rispetto tra vecchie glorie e new entry: da Michael Douglas (Dr. Hank Pym) a Michelle Pfeiffer (Janet VanDyne), da Michael Peña (Luis) a Laurence Fishburne (Dr. Bill Foster), da Bobby Cannavale (Paxton) a Hannah John-Kamen (Ava/Ghost), da Judy Greer (Maggie) a Divian Lawda (Uzman), dalla piccola Abby Ryder Fortson (Cassie) a Tip ‘T.I.’ Harris (Dave). Ovviamente non manca il consueto e divertente cameo di Stan Lee. José de Arcangelo
(2 ½ stelle su 5) Nelle sale italiane dal 14 agosto distribuito da Walt Disney Productions Italia