martedì 27 agosto 2019
Torna il 'supereroe' Mike Banning in "Attacco al potere 3 - Angel Has Fallen" in una terza puntata tutta azione con Butler, Freeman e Nolte
Terza puntata dell’apocalittico action movie “Attacco al potere” (Angel has Fallen), diretta da Ric Roman Waugh e interpretata da Gerard Butler, che probabilmente conquisterà i patiti del genere, visto che non mancano, azione, inseguimenti ed esplosioni. Purtroppo come di consueto manca la sostanza e della storia è sulla scia del popolare serial “24” ma anche di tanti racconti del genere, inclusa la saga “Taken” con Liam Neeson.
una vorticosa fuga, Mike Banning (Butler) è ricercato dalla sua stessa agenzia e dall'Fbi, mentre cerca di trovare i responsabili che hanno messo in grave pericolo la vita del Presidente Allan Trumbull (Morgan Freeman), lasciandogli la parte del capo espiatorio. Nel disperato tentativo di scoprire la verità su chi l’ha incastrato, Banning si rivolgerà a improbabili alleati – tra cui il padre Clay Banning (un sempre grande Nick Nolte) - per dimostrare la propria innocenza e tenere il presidente, il paese e la sua famiglia fuori pericolo.
Quindi un solido film d’azione – sceneggiato dal regista con Robert Mark Kame e Matt Cook, ispirato ai personaggi creati da Creighton Rothenberger e Katrin Benedikt, anche autori del soggetto - dal quale non si può pretendere originalità della storia né tanto meno un profondo disegno psicologico dei personaggi, anche se per quanto riguarda l’incontro tra padre e figlio tenta i toni della commedia anziché dell’ironia (inclusa scenetta dei titoli di coda).
Nel cast anche l’attivissimo Danny Huston (Wade Jennings), sempre più nel ruolo del ‘cattivo’ di turno, Jada Pinkett Smith (l’agente Fbi Helen Thompson), Lance Reddick (David Gentry), Tim Blake Nelson (vicepresidente Kirby), Frederick Schmidt (Travis Cole) e Piper Perabo (Leah Banning, la moglie).
José de Arcangelo
Nelle sale italiane dal 28 agosto distribuito da Universal International Pictures e Lucky Red
giovedì 1 agosto 2019
Delude l'ultima commedia surreal-grottesca di Eros Puglieli "Nevermind" con un cast corale di noti caratteristi
Approda il 1° agosto 2019 nei cinema italiani il nuovo film di Eros Puglieli (da “Dorme” a “Tutta la conoscenza del mondo” e “Occhi di cristallo”, seguiti da tanta televisione) “Nevermind” che segna il ritorno al film a episodi incrociati sui toni della commedia, che dovrebbe essere surreal-grottesca, però non riesce a trovare il giusto equilibrio come nei lavori precedenti, inanellando le assurde vicende di cinque personaggi fra disperazione e incubo, psicologia e realtà.
Scritto dal regista e sceneggiato con Giulia Gianni, Francesca Sambataro e Antonio Muoio, e girato l’anno scorso,“Nevermind” non mantiene tutto quel che promette, tranne forse nelle scene di prologo ed epilogo. Infatti, lo sviluppo ellittico zoppica passando dal (volutamente) disgustoso al comico, dalla satira di costume alle manie (televisive) contemporanee.
Peccato perché l’idea di partenza non era del tutto male, anzi, ma il meccanismo si inceppa presto e nella sua totalità il film delude, e ci fa rimpiangere il primi film di Puglierli, soprattutto “Tutta la conoscenza del mondo”, dove il meccanismo era ineccepibile e il surreale non era contaminato.
Cast eterogeneo e pieno zeppo di caratteristi, visto che si tratta di una commedia corale: Paolo Sassanelli, Andrea Sartoretti, Massimo Poggio, Pia Engleberth, Claudia Coli, Gualtiero Burzi, Cristiano Callegaro, Aurore Erguy, Gianna Giachetti, Gianluca Gobbi, Lucia Glavan, Gianluca Gobbi, Antonio Merone, Alberto Molinari, Giuia Michelini, Luis Molteni e Renato Scarpa.
José de Arcangelo
(2 stelle su 5)
Nelle sale italiane dal 1° agosto 2019 distribuito da Minerva Pictures
giovedì 25 luglio 2019
"Midsommar - Il villaggio de dannati" del visionario Ari Aster: un horror dalla bella cornice, inquietante ma non troppo
Dopo “Hereditary - Le radici del male”, Ari Aster firma un nuovo e ambizioso (durata 2 ore e 20’) horror, “Midsommar – Il villaggio dei dannati”, riuscito solo dal punto di vista visivo, formale e tecnico, ma deludente nel risultato, dato che la sceneggiatura si rivela un’accozzaglia di idee sprecate su una storia non del tutto originale e il sottotitolo italiano depista lo spettatore), fra antiche comunità-sette e rituali sessual-letali. Più interessante l’inquietante prologo che sembra anticipare quel che non arriva mai, anzi forse, soltanto alla fine, quando si accosta al genere.
Dani (Florence Pugh di “Lady Macbeth”) e Christian (Jack Reynor) formano una giovane coppia americana in crisi dopo una tragedia familiare che sconvolge la vita di lei, infatti solo il dolore sembra tenerli insieme. Ed è a questo punto che Dani decide di unirsi a Christian e ai suoi riluttanti amici in un viaggio che ha come meta un festival estivo in un remoto villaggio svedese (ma il film è stato girato in Ungheria), da dove proviene uno degli amici studenti. Ma ciò che inizia come una spensierata avventura estiva nella terra della luce eterna, prende una svolta sinistra quando gli abitanti del villaggio invitano i loro giovani ospiti a partecipare alle festività che rendono quel paradiso pastorale sempre più misterioso e inquietante.
Quindi, ci troviamo davanti ad una sorta di fiaba nera, un sogno che diventa incubo, di un mondo oscuro in pieno sole. Infatti, il fascino del film è tutto o quasi nell’ambientazione, nel contrasto fra l’oscurità dei riti e la luminosità del paesaggio e dei colorati costumi folk degli abitanti del luogo, disegni floreali su bianco immacolato. E anche stavolta l’autore dichiara che lo spunto originale è sempre preso in prestito da vicende autobiografiche. Se in “Hereditary” partiva dai conflitti famigliari, stavolta l’idea proviene dalla fine di un sofferto rapporto di coppia.
Inoltre, Aster ha fatto delle ricerche sulle tradizioni folkloristiche svedesi, inglesi e tedesche, consultando di tutto, da “The Golden Bough” di James Frazer – uno studio antropologico sul paganesimo – alle saghe spirituali di filosofi come Rudolf Steiner.
“L’immagine iniziale che ha catalizzato ‘Midsommar’ – dice lo sceneggiatore e regista – implicava il rogo sacrificale di un tempio. Mi sono emozionato all’idea di inserire il film in un nuovo scenario, dando una svolta operistica a quella sorta di finale catartico che si vede di solito nei film, quando la protagonista abbandonata brucia la scatola contenente tutti gli oggetti raccolti nel corso della relazione da cui si è finalmente liberata”.
Nel cast anche Will Poulter (Mark), William Jackson Harper (Josh), Vilhelm Blongren (Pelle), Archie Madekwe (Simon), Hampus Hallberg (Ingemar), Bjorn Andresen (Dan), Lars Varinger (Sten) e Liv Mjones (Ulla). La fotografia è firmata Pawel Pogorzelski e le scenografie dallo svedese Henrik Svensson.
José de Arcangelo
(2 ½ stelle su 5)
Nelle sale italiane dal 25 luglio 2019 distribuito da Eagle Pictures
martedì 9 luglio 2019
Il thriller "Welcome Home" di George Ratlif con Aaron Paul, Emily Ratajkowski e Riccardo Scamarcio, delude le aspettative
“Welcome Home” è un thriller italo-americano, tra verità e menzogna, amore, sesso e tradimento, firmato George Rattlif (“Joshua” e “Hell House”) che prende spunto da tante altre storie del genere, dal weekend in un posto tranquillo che diventa incubo alla villa in mezzo al nulla e dal proprietario misterioso, per finire in modo (esasperatamente) prevedibile e al tempo stesso inverosimile. Anche perché le nuove tecnologie si rivelano spesso fuori uso e senza campo al momento giusto. Quindi un film di genere dove più che gli attori trionfa la cornice e la banalità (del male?).
Una giovane coppia americana, Bryan e Cassie (Aaron Paul ed Emily Ratajkowski), decide di trascorrere un periodo di vacanza insieme nella campagna italiana, anzi umbra, per cercare di recuperare il loro rapporto in crisi. Ma non hanno fatto i conti con il bel tenebroso vicino di casa(le), Federico (Riccardo Scamarcio sotto tono come gli altri), ma nemmeno col proprio passato...
Peccato perché la tensione non sale e la suspense latita, i personaggi, le situazioni e l’ambientazione sono stereotipati e/o superficiali e non riescono a coinvolgere lo spettatore. E i riferimenti sono troppo alti da raggiungere, mentre i rimandi all’attualità (criminale) sono davvero solo accennati. Tutta colpa della debole sceneggiatura di David Levinson che fa acqua da tutte le parti. O quasi. Da segnalare solo la ‘cartolinesca’ fotografia di Shelly Johnson.
Nel cast anche Katy Saunders (Alessandra), Francesco Acquaroli (Eduardo) e Alice Bellagamba (Isabella). Produttori esecutivi gli italiani Monika Bacardi e Andrea Iervolino.
José de Arcangelo
(2 stelle su 5)
Nelle sale italiane dall'11 luglio 2019 distribuito da Altre Storie / Minerva Pictures
martedì 2 luglio 2019
"Annabelle 3" di Gary Dauberman: la demoniaca bambola è tornata ma non fa (più) paura, nonostante le brave attrice e una cornice di lusso
Tanto atteso quanto deludente il terzo capitolo di “Annabelle” ovvero 3 (appunto), la serie horror dall’enorme successo in America (non solo), spin-off di “The Conjuring – L’evocazione”, creata, diretta e prodotta da James Wan, che invece ora segna il debutto nella regia di Gary Dauberman, autore del soggetto con lo stesso Wan e sceneggiatore delle tre storie, ma anche di “It” e dell’imminente capitolo due.
Tecnicamente e formalmente perfetto il film, ma ‘nuova’ vicenda deluderà, probabilmente, anche i patiti della saga paranormale perché in pratica non è altro che un accumulo di tensione (non muore nessuno!) in attesa di un finale abbastanza inedito per un film del genere. Infatti, “Annabelle 3” si rivela una sorta di incubo ad occhi aperti - e fra le quattro mura di casa - soprattutto per le tre giovani protagoniste (alle prese con la demoniaca bambola, ovviamente).
E l’esile trama non è originale né ricca di colpi di scena e/o trovate almeno ‘probabili’. Determinati a impedire ad Annabelle di continuare a seminare il caos, i demonologi Ed e Lorraine Warren (rispettivamente Patrick Wilson e Vera Farmiga, protagonisti dei primi due capitoli, ispirati a personaggi realmente esistiti), portano la bambola posseduta (in realtà è un tramite) nella stanza chiusa a chiave dei malefici oggetti nella loro casa, mettendola ‘al sicuro’ dietro una vetrinetta consacrata e ottenendo la santa benedizione di un sacerdote cristiano.
Ma un anno dopo, la figlia di dieci anni dei Warren, Judy (la rivelazione McKenna Grace), la sua babysitter Mary Ellen (Madison Iseman) e la sua amica Daniela (Katie Sarife), rimaste sole in casa, passeranno una terribile notte di paura, dopo aver visitato la stanza blindata e ‘risvegliando’ Annabelle e tutti gli spiriti maligni con lei rinchiusi.
Un gradevole spettacolo, esclusivamente per adolescenti, dove non mancano riferimenti e citazioni, non solo delle due saghe, qualche effetto sonoro o visivo riuscito e un buon lavoro delle giovani attrici, ma in realtà “Annabelle Comes Home” (titolo originale) non fa paura e non avrebbe guastato un filo di (auto) ironia in più per rendere godibile, un horror che rispetta la tradizione, soprattutto visivamente, grazie alla fotografia di Michael Burgess, alle scenografie di Jennifer Spence e al montaggio di Kirk Morri.
Forse per questo è stato apprezzato in America, visto che, dopo decenni di splatter e di efferati horror iperrealistici, oggi – fatta eccezione per il capolavoro “Scappa: Get Out” e della saga “Il giorno del giudizio” (The Purge) - si è tornati a preferire le atmosfere al vero brivido (che col caldo che ci ritroviamo ci manca davvero), e persino alla suspense.
José de Arcangelo
(2 stelle su 5)
Nelle sale italiane dal 3 luglio 2019 distribuito da Warner Bros. Pictures
mercoledì 26 giugno 2019
"Aftershock" di Nicolàs Lopez con Eli Roth, attore e produttore, un catastrofico dalle conseguenze horror
Inedito nelle sale italiane “Aftershock” è co-prodotto e interpretato nel 2012 da Eli Roth e diretto dal cileno Nicolàs Lopez, da lui sceneggiato con lo stesso Roth. Più che un horror si tratta di un catastrofico di nuova generazione dalle conseguenze che scivolano dal thriller all’horror, appunto. In onda domenica scorsa, in in prima visione assoluta su Rai4, è uno spettacolo ‘gradevole’ per gli amanti del mix di generi – né meglio né peggio di tanti altri - in cui si parte dalla commedia goliardico-vacanziera del solito gruppo di amici americani e sudamericani (tre ragazzi e tre ragazze) in giro per locali e attrazioni turistiche, fra Santiago e Valparaiso (dove è stato anche girato), in un crescendo di inquietudine e (oscuri) presagi, trasgressione e divertimento.
Infatti, mentre si trovano in un locale di Valpariso, fra una bevuta e un ballo, vengono sorpresi da un terremoto che distrugge la discoteca, tra morti schiacciati o mutilati nel terrificante crollo. Fortunatamente i ragazzi se la cavano con ferite lievi, tranne uno di loro. Ma proprio a questo punto comincia la vera odissea nel terrore: isolati e lontani dalla città, macchina e cellulari fuori uso, in un luogo dove manca tutto, dalla corrente elettrica ai soccorsi. Inoltre, il terremoto ha liberato pericolosi criminali che, riusciti a fuggire, vanno in giro come sciacalli alla ricerca di qualcosa da rubare e qualcuno da stuprare…
E come se non bastasse è imminente un probabile tsunami, anche se un uomo afferma “lo prevedono sempre ma non arriva mai”. Ma sull’idea di “E poi non ne rimase nessuno”, forse, qualcuno riuscirà veramente a salvarsi? A voi scoprirlo (o recuperarlo) tanto come passatempo il film funziona, usando stereotipi e luoghi comuni del genere (e dei generi citati) nel modo giusto.
Il cast riserva qualche sorpresa, oltre a Roth (Gringo), Andrea Osvart (Monica), Ariel Levy (Ariel), Natasha Yarovenko (Irina), Nicolàs Martinez (Pollo), Lorenza Izzo (Kylie), l’ex ragazza dei film di Almodovar, Cristina (Sanchez) Pascual e Selena Gomez (Vip Girl). I produttori esecutivi sono i famigerati Bob e Harvey Weinstein. Il film è disponibile su RaiPlay.
José de Arcangelo
(2 stelle su 5)
sabato 22 giugno 2019
"La prima vacanza non si scorda mai" di Patrick Cassir narra le terribilmente comiche vicende di una 'coppia in prova' in Bulgaria
La Francia riscopre la ‘commedia turistica’ di una volta, aggiornata e corretta ad opera di Patrick Cassir, sceneggiatore (con Camille Chamoux, anche protagonista femminile) e regista, in “La prima vacanza non si scorda mai”, sulla scia del non dimenticato Philippe de Broca - maestro francese del genere dagli anni Sessanta agli Ottanta -, anche se non riesce ad eguagliarlo. Comunque si tratta di un gradevole spettacolo sui toni surreal-grotteschi, magari con un tocco meno sofisticato ma più volgar post moderno.
I trentenni Marion (Chamoux) e Ben (Jonathan Cohen) vivono a Parigi, ma si conoscono su Tinder e questo è praticamente tutto ciò che hanno in comune, almeno finché non si incontrano. In realtà è che non potrebbero essere più diversi: lei è intrepida e ama l’avventura, lui è ordinato e ipocondriaco. Ma gli opposti si attraggono e, dopo una notte di sesso sfrenato, decidono di trascorrere insieme le loro vacanze estive: a metà strada tra le loro destinazioni già programmate, Beirut per Marion, Biarritz (in famiglia) per Ben, finiranno per ritrovarsi niente meno che in… Bulgaria. Tra ostelli pseudo hippy, spiagge affollate e sport estremi, il viaggio di Marion e Ben si trasformerà in un’avventura on the road trascinante e rocambolesca, un’esperienza indimenticabile nel bene e nel male. Quasi una versione soft-comica di “Hostel”, visto che si ride più del solito. Grazie anche ad un'affiatata coppia di attori.
Quindi, “La prima vacanza non si scorda mai” (Premières Vacances) è una commedia che gioca sugli equivoci (e su generi diversi) che si susseguono nelle vicende di ‘una coppia in prova’ che decide di prendere una vacanza insieme in una destinazione decisa dal caso, ma che riserva catastrofiche sorprese, come quelle che (ri)trovano turisti allo sbaraglio in paesi apparentemente vicini ma tremendamente sconosciuti, soprattutto in quanto ad usi e costumi.
E sulla Bulgaria il regista confessa: "Trovo questo paese molto cinegenico. Ho visto della bellezza in molti posti. Gli edifici sono piuttosto bassi quindi di vede molto il cielo, la montagna è superba. Quindi un paese molto originale da filmare. E poi c'è soazui, i grandi spazi che chiamano il cinema. Il sole entra facilmente nel film".
Nel cast anche Camille Cottin (Fleur), Jérémie Elkaim (Romain), Vincent Dedienne (Arthur), Dominique Valadie (Nicole), Svetlana Gergova (Koukou).
José de Arcangelo
(2 ½ stelle su 5)
Nelle sale italiane dal 20 giugno distribuito da I Wonder Pictures
martedì 30 aprile 2019
Un malinconico addio degli "Avengers: Endgame" fra azione e sentimenti, fragilità e forza, coraggio e amicizia
Ha sbancato in tutti i botteghini del mondo, nei primi giorni d’uscita, “Avengers: Endgame”, il 22° e più atteso film in assoluto nella storia dell’Universo Cinematografico Marvel, ovvero il gran finale dopo gli eventi catastrofici raccontati nel lungometraggio record di incassi nel 2018 “Avengers: Infinity War”.
Infatti, la franchise degli Avengers ha vissuto un fantastico viaggio cinematografico senza precedenti, attraversando diverse galassie nel corso degli 11 anni di esistenza dell’Universo Cinematografico Marvel. Ora “Avengers: Endgame” porta sul grande schermo il conflitto finale più letale e rischioso di tutti i tempi, in cui gli Avengers si contrappongono all’antagonista più potente e letale dell’universo, il perfido e letale Thanos.
Ambientato dopo la schiacciante sconfitta da parte di Thanos, che dopo aver collezionato le sei Gemme dell’Infinito aveva imposto la sua contorta volontà su tutto il genere umano, sterminando metà della popolazione del mondo, tra cui diversi Avengers. In seguito a questa distruzione, i supereroi rimasti si trovano ad affrontare la sfida più grande della loro vita: risollevarsi e trovare un modo per sconfiggere il male (Thanos) una volta per tutte e salvare il mondo per l’ultima volta.
E stavolta più che mai, i nostri (super)eroi si presentano prima di tutto umani, con sentimenti e fragilità, tra forza e solidarietà, coraggio e dolore. Ovviamente, come di consueto, non mancano azione ed effetti speciali, ma sempre al servizio della storia e concentrati nel gran finale, facendo partecipe lo spettatore di un malinconico e amaro addio. Ma sarà vero? Insieme, probabilmente, non li vedremo più, ma i ‘sopravvissuti’ (ri)tornano sempre. Al male non c’è mai fine e il (nostro) mondo ha sempre bisogno di essere salvato.
“Avengers: Endgame offre sempre lo stellare cast collettivo: Robert Downey Jr. nel ruolo di Iron Man, Chris Evans in quello di Captain America, Mark Ruffalo nel ruolo di Bruce Banner alias Hulk, Chris Hemsworth nella parte di Thor, Scarlett Johansson nelle vesti di Vedova Nera, Jeremy Renner nel ruolo di Occhio di Falco, Brie Larson nella parte di Captain Marvel (lei la rivedremo nel suo secondo film tutto suo), Paul Rudd, ancora Ant-Man, Don Cheadle in quello di War Machine, Karen Gillan (Nebula), Danai Gurira (Okoye), Benedict Cumberbatch (Dr. Strange), Chadwick Boseman (Black Panther), Tom Holland (Spider-Man), Zoe Saldana (Gamora), Evangeline Lilly (The Wasp), Chris Pratt (Peter Quill / StarLord) e tanti altri come Robert Redford, Renée Russo, Linda Cardellini e William Hurt, in ruoli cameo. Josh Brolin interpreta ancora una volta il famigerato antagonista, Thanos.
Il film vede inoltre il ritorno di Gwyneth Paltrow nel ruolo di Pepper Potts, Jon Favreau in quello di Happy Hogan, Benedict Wong (Wong) e Tessa Thompson nel ruolo di Valchiria. Il film è diretto dai registi vincitori dell’Emmy Award Anthony e Joe Russo – che hanno firmato la precedente avventura e al loro quarto film Marvel - a partire da una sceneggiatura originale di Christopher Markus e Stephen McFeely. Kevin Feige è il produttore del film, mentre Louis D’Esposito, Victoria Alonso, Michael Grillo, Trinh Tran, Jon Favreau, James Gunn e Stan Lee sono i produttori esecutivi.
La squadra creativa dei fratelli Russo, fedele agli studi Marvel, comprende inoltre il direttore della fotografia Trent Opaloch (“Avengers: Infinity War”, “Captain America: Civil War”), lo scenografo Charles Wood (“Avengers: Infinity War”, “Matrix”), i montatori Jeffrey Ford, (“Avengers: Infinity War”, “Captain America: Civil War”) e Matthew Schmidt (“Avengers: Infinity War”, “Captain America: The Winter Soldier”), la costumista candidata a tre premi Oscar Judianna Makovsky (“Avengers: Infinity War”, “Captain America: Civil War”), il visual effects supervisor nomination all’Oscar Dan DeLeeuw (“Avengers: Infinity War”, “Captain America: Civil War”), lo special effects supervisor candidato all’Oscar Dan Sudick (“Avengers: Infinity War”, “Black Panther”) e la stunt coordinator Monique Ganderton (“Avengers: Infinity War”, “Atomica Bionda”).
Basato sulla serie di fumetti Marvel pubblicata per la prima volta nel 1963, “Avengers: Endgame” è il proseguimento delle epiche avventure cinematografiche raccontate nei numerosi precedenti film.
José de Arcangelo
(3 ½ stelle su 5)
Nelle sale italiane dal 24 aprile 2019 distribuito da Walt Disney Studios Italy
giovedì 18 aprile 2019
"La Llorona. La donna che piange" di Michael Chaves, un horror che non fa piangere di paura
“La Llorona. La donna che piange”, di Michael Chaves, si ispira ad una leggenda messicana che si è sparsa in altri paesi dell’America latina, soprattutto nel Centramerica. Una variazione del celeberrimo uomo nero nostrano, oppure dell’uomo del sacco, chiamato in causa in Argentina per spaventare i bambini disubbidienti.
Un’apparizione terrificante, intrappolata tra Paradiso e Inferno, quella di una donna segnata da un terribile destino (tradita e angosciata, presa da un raptus di rabbia e gelosia ha annegato i propri figli per poi gettarsi nello stesso fiume, disperata e piangente) che si è creata con le sue stesse mani. Il solo sentir menzionare il suo nome ha terrorizzato il mondo in cui è nata per generazioni.
Ora le sue lacrime sono eterne e letali, e coloro che sentono di notte il suo richiamo mortale sono condannati, in primis i bambini. ‘La Llorona’ si insinua nell’ombra e va a caccia di bimbi, nel disperato tentativo di sostituirli ai suoi. Ma il destino non può che essere letale. Infatti, con il passare dei secoli il suo desiderio è diventato sempre più vorace i suoi metodi sempre più terrificanti. La sua storia viene accennata nel prologo del film.
Nel 1973 a Los Angeles, ‘La Llorona’ si aggira nella notte alla ricerca di bambini. Un’assistente sociale (Linda Cardellini, vista recentemente in “Green Book” nel ruolo della moglie) non prende sul serio l’inquietante avvertimento di una madre sospettata di aver compiuto violenze sui figli, e presto sarà proprio lei, insieme ai suoi bambini, ad essere risucchiata in uno spaventoso regno soprannaturale.
L’unica speranza di sopravvivere all’ira mortale della ‘Llorona’ potrebbe essere un prete disilluso e la mistica che pratica per scacciare il male (sulla scia dell’Esorvista), dove la paura e la fede si incontrano. Attenzione al suo gemito agghiacciante… non si fermerà davanti a niente pur di attirarti nel buio. Perché non c’è pace per la sua angoscia, non c’è misericordia per la sua anima. E non si può sfuggire alla maledizione della ‘Llorona’.
“La llorona” il film di Chaves - già vincitore del Shriekfest’s Best Super Short Film nel 2016 per “The Maiden”, al suo esordio nella regia - però si rivela un discreto horror, convenzionale, che non offre molta suspense né brividi, nonostante la buona resa tecnica degli effetti speciali digitali. I patiti del genere, infatti, resteranno delusi.
Questa leggenda messicana senza tempo, comunque, prende vita (dopo qualche ‘apparizione’ televisiva) nel film di New Line Cinema “La Llorona - Le lacrime del male”, prodotto da Emile Gladstone, Gary Dauberman (“IT” e la serie “Annabelle”, citata nella pellicola) e James Wan (l’universo di “The Conjuring”).
Nel cast Cardellini (“Bloodline” di Netflix, “Avengers: Age of Ultron”); Raymond Cruz (“Major Crimes” per la tv); Patricia Velasquez (“The L Word” per la tv, i film della serie “La Mummia”); e Marisol Ramirez (“NCIS: Los Angeles” in tivù); Sean Patrick Thomas (i film della serie “Barbershop”, “Halloween: Resurrection”), Jaynee-Lynne Kinchen (“Selfless”) e l’esordiente Roman Christou.
Chaves dirige il film da una sceneggiatura di Mikki Daughtry & Tobias Iaconis. Nel team dietro le quinte, il direttore della fotografia Michael Burgess, la scenografa Melanie Jones, il montatore Peter Gvozdas e la costumista Megan Spatz. Le musiche sono di Joseph Bishara (le saghe “Annabelle” e “Conjuring”). New Line Cinema presenta An Atomic Monster/Emile Gladstone Production.
José de Arcangelo
(2 stelle su 5)
Nelle sale italiane dal 17 aprile 2019 distribuito da Warner Bros. Entertainment Italia
sabato 6 aprile 2019
Un rocambolesco mix di generi - dalla commedia al noir, dal thriller al cinema nel cinema: "DolceRoma" di Fabio Resinaro, prodotto e interpretato da Luca Barbareschi
Suggestivo e intrigante, ambizioso ed eccessivo, delirante e inconsueto, satirico e grottesco sono tutti aggettivi che ben si adattano al nuovo film di Fabio Resinaro, reduce - con Fabio Guaglione - del successo dell’acclamato “Mine”, ovvero “DolceRoma” con Luca Barbareschi, anche produttore e liberamente ispirato al romanzo “Dormiremo da vecchi” di Pino Corrias, sceneggiato da Resinaro e Fausto Brizzi (anche autori del soggetto).
Una metafora, ma non troppo, della Roma del cinema (non solo), la città eterna che seduce da secoli ma, che come la maga Circe, invischia e imprigiona, inganna e tradisce, attira e respinge. Un mix di generi frenetico fra commedia e noir, cinema nel cinema e thriller, ma purtroppo non sempre in equilibrio fra uno e l’altro. Ovviamente conquista e diverte chi è disposto a seguire una storia non troppo originale, perché Resinato sa girare in modo anticonvenzionale e visionario, sostenuto da un gruppo di attori col fisique du role, tanto che un Barbereschi scatenato disegna un ritratto di produttore di ultima generazione in cui racchiude vizi e virtù di quelli da lui conosciuti e con i quali ha lavorato negli ultimi quarant’anni (da Aurelio De Laurentiis a Valsecchi, ha ricordato).
Andrea Serrano (Lorenzo Richelmy, l’ultimo “Marco Polo” televisivo, non solo), aspirante scrittore, è costretto a lavorare in obitorio in attesa della grande occasione. E infatti arrriva nelle veste di un grande produttore cinematografico, Oscar Martello (Barbareschi) che decide di portare sul grande schermo il suo romanzo “Non finisce qui”. Ma i capitali a disposizione sono modesti, il regista (Luca Vecchi di The Pills) è incompetente ma presuntuoso, e il risultato è disastroso.
La protagonista, Jacarandà Ponti (Valentina Bellè) istigata dalla sua agente Milly (Iaia Forte), temendo ripercussioni sulla sua carriera, distrugge tutti gli hard disk che contengono il montato del film. Però Martello non può permettersi un fallimento. Il film deve uscire, il distributore Remo Golia (Armando De Razza) gli fa pesanti pressioni e anche la sua affascinante e facoltosa consorte, Helga (Claudia Gerini, in un bagno immersa nel miele che diventerà cult) gli fa capire che non può permettersi di andare in bancarotta.
A questo punto, con l’aiuto di Andrea, concepisce un piano diabolico: rapimento da parte della camorra della protagonista: i media impazziranno e il film sarà leggenda ancor prima di arrivare nei cinema. Ma il poliziotto Raul Ventura (Francesco Montanari) si mette sulle tracce di Oscar sospettando una truffa… Il finale, da non rivelare, riserva un colpo di scena a Praga…
E già c’è chi lo ama e chi lo odia, senza mezze misure. Perché se la storia è rocambolesca e piena zeppa di citazioni e riferimenti, attira soprattutto visivamente e per un cast variegato ed efficace, anche se tutti i personaggi di contorno hanno un senso, così come la ‘canzoncina’ del periodo fascista (“Vivere”). Nostalgia o semplicemente ritorno del ‘qualunquismo’, anche perché il regista e lo sceneggiatore probabilmente non lo sanno, perché ‘non erano nati’.
“Il film che ho avuto il piacere di poter realizzare – dichiara Resinaro – è, come scritto nei titoli, ‘liberamente ispirato’ al romanzo di Corrias. E, devo dire che, mai come in questo caso, l’espressione è azzeccata. Sono stato davvero ‘libero’ di fare di quel preziosissimo materiale, da cui ho attinto a piene mani, quello che ritenevo fosse la cosa migliore per esprimere il mio punto di vista”. Già, che naturalmente non coincide con quello di tutti gli spettatori.
José de Arcangelo
(2 ½ stelle su 5)
Nelle sale italiane dal 4 aprile 2019 presentato da 01 Distribution
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