lunedì 30 gennaio 2012

"Sulla strada di casa" la disperazione criminale di due uomini normalmente integerrimi

Due storie che alla fine si incrociano, tragicamente; due uomini onesti portati alla disperazione dalla crisi, economica e/o psicologica, e costretti a fare quello che non avrebbero mai fatto. Tutto questo nell’opera prima di Emiliano Corapi “Sulla strada di casa”. Un dramma che ben si adatta alla situazione attuale che costringe l’uomo ad un destino universale fra incertezza e paura. Un dramma umano raccontato come un film di genere, fra poliziesco e action thriller on the road
lungo la Penisola, da nord a sud, dalla Liguria alla Calabria e ritorno.
Un’altra pellicola italiana indipendente che, dopo aver partecipato a una quindicina di festival nazionali e internazionale, ha faticato a trovare una degna uscita in patria, però alla fine ci è riuscita grazie alla Iris Film che lo distribuisce nelle sale dal 3 febbraio in una trentina di copie.
“L’idea del film nasce da un articolo sul giornale – esordisce Corapi – che parlava come la criminalità da qualche anno usi come corrieri persone incensurate; mi incuriosiva e mi intrigava il perché una persona normale corre un rischio così grande per appianare i problemi economici. La storia è stata poi focalizzata in un film di tensione, ma non puramente di genere, che raccontasse la vicenda umana di base. Non mi interessava soltanto il genere ma lo spessore drammatico della vicenda. Evade gli stilemi del genere e mette in risalto il tratto realistico. La necessità di rimanere moralmente integri è un tema universale che mi sembrava attuale in un periodo di confusione dove spesso si è costretti a fare delle scelte sbagliate che non rispecchiano quello che siamo. Persone corrette che mancano della malizia e della spregiudicatezza di cui si ha bisogno oggi per sopravvivere, costrette a fare un salto più alto e rischioso. Persone in difficoltà costrette a fare una scelta sbagliata, e che per il protagonista si
rivela un disastro”.
Infatti, per salvare la propria azienda, il piccolo imprenditore ligure Alberto (un Vinicio Marchioni, mite, anonimo e azzeccato), inizia a fare il corriere per una potente organizzazione criminale. Misteriosi ‘viaggi d’affari’ per la moglie Laura (Donatella Finocchiaro), una compagna che ha sempre apprezzato la sua onestà. Ma l’arrivo di un altro gruppo di malviventi, interessati al ‘nuovo carico’ che dovrà trasportare, costringe l’uomo a pagare il prezzo più alto della sua scelta: o farà come vogliono loro o gli uccideranno moglie e figlio. E la storia si complica ulteriormente quando Alberto viene a sapere che non dovrà più portare il carico… perché un altro uomo, Sergio (Daniele Liotti), è appena partito con esso.
“Dovevo essere un uomo medio e lo vedevo come una difficoltà enorme – confessa Marchioni, già Freddo nel “Romanzo criminale” televisivo -, perciò sono partito da tutte le possibilità dell’inflessione ligure. E mi sono reso conto che era una buona partenza perché per un attore interpretare un uomo normale è la cosa più difficile in assoluto. Il film mi ha colpito soprattutto perché è la storia di due persone assolutamente normali, di una si sa di più, dell’altra molto meno. E’ un fatto importante perché negli ultimi anni al cinema si usa dire tutto di tutti in modo che anche la casalinga di Voghera (sì, ancora lei ndr.) capisca. Una piccolissima parte della loro storia che sembra enorme perché porta lo spettatore dentro la crisi e le sue conseguenze. Il tutto realizzato con poco più di 250mila euro (né MiBac né Rai Cinema hanno accettato la proposta per ben 3 volte ndr.), come dire due soldi, e che finalmente esce grazie allo sforzo della Iris. Sono orgogliosissimo”.
“La frustrazione di Sergio – ribatte Liotti sul
suo personaggio – è non aver realizzato i suoi obiettivi prefissati e crede di risolvere facendo questi ‘viaggi’. La paura e il non aver accettato determinate responsabilità lo hanno portato sull’orlo del baratro e… cade. Ma lui e Alberto sono le due facce della stessa moneta. Perciò alla fine, Sergio è alla ricerca di un riscatto, della redenzione”.
“Sono contento di aver affrontato la storia di persone di cui il nostro cinema non parla spesso – conclude il regista -, in fondo si tratta della ‘guerra tra due disgraziati’ che perdono la testa per mantenere la loro integrità. Entrambi hanno una famiglia, un figlio, come tanta gente normale impaurita, precaria, che non arriva alla fine del mese e diventa criminale per disperazione. E’ la cosiddetta guerra tra poveri”.
Il tutto è arrivato grazie “all’appoggio, alla solidarietà e alla grande passione” dei veri produttori Andrea Petrozzi (anche esecutivo), Valerio Mezzabarba, Claudio De Toma e Roberta Petrozzi per Marvin Film e agli associati Eklektik Productions e Mauro Di Castro; del cast e della troupe.
Nel cast anche Massimo Popolizio (boss calabrese), Fabrizio Rongione (capo dei banditi), Renato Marchetti (rappresentante), Fausto Maria Sciarappa (Francesco), Lucia Mascino (Ispettrice di polizia) e la partecipazione di Claudia Pandolfi (Simona, ex moglie di Sergio).

La fotografia è di Raoul Torresi, il montaggio di Andrea Maguolo e le musiche di Giordano Corapi.
“Sulla strada di casa” ha avuto nel 2011 il Premio Speciale della Giuria e il Premio per la Miglior Interpretazione Maschile (Marchioni) ad Annecy Cinema Italien; il Premio Fondazione Antonveneta per la Miglior Opera Prima a Maremetraggio Festival Internazionale di Trieste; Premio Miglior Opera Prima Italiana a Umbria Film Festival; Premio per il Miglior Lungometraggio al Valdarno Cinema Fedic; Terzo premio del Pubblico al Bergamo Film Meeting.
José de Arcangelo

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