giovedì 26 gennaio 2012

"Più come un artista": c'è una squadra multietnica nella cucina di Gennaro Esposito

Alla Casa del Cinema fino al 29 gennaio, sempre alle ore 18, il docu-film di Elisabetta Pandimiglio “Più come un artista”, presentato ieri a Roma, reduce del passaggio alle Giornate degli Autori dello scorso Festival di Venezia, e in attesa dell’uscita in Dvd, dopo la Berlinale, cioè nella seconda metà di febbraio, che partirà
con una vera e propria tournée.
Un viaggio, non solo gastronomico, tra un piatto e una padellata nell’inarrestabile cucina del ristorante di Gennaro Esposito, uno degli chef più quotati del momento. Passioni e conflitti, sapori e colori, in un luogo dove si diventa tanto amici o tanto nemici; ci si ama e ci si odia, ma si è uniti per l’intera giornata per cucinare e (nelle pause) scherzare o riflettere fra amici-colleghi.
“L’idea non è mia – confessa la regista -, ma di Gianluca Arcopinto (produttore con Marco Ledda per Settembrini film ndr.), poi la chiave mi l’ha dato lo stesso Gennaro per il quale il lavoro è vita, il riscatto in un mestiere che gli piaceva fin da bambino, quando era andato a lavorare in pasticceria per saldare un debito di famiglia. A me la scelta su un materiale immenso, quasi uno studio, perché ero libera di riprendere senza censura 24 ore su 24. ‘Noi siamo questo’ mi diceva, e infatti non è il cuoco rozzo, dittatoriale e geloso delle sue ricette, anzi lascia tutto a disposizione dei suoi ‘allievi’ come in una bottega rinascimentale. Legge loro addirittura i classici latini, persino Bukowski. Il mio è un dietro le quinte del ristorante, perciò sono rimasti fuori i clienti che pure ci sono. Di consueto sono 35 le presenze”.

“Il documentario è stato fortemente voluto da Ledda – ribatte Arcopinto – che conosceva Gennaro, il suo talento e ha facilitato l’incontro. Io invece ho pensato ad Elisabetta che conosco da tanti anni, pregi e difetti inclusi, e mi aspettavo, visto le sue caratteristiche, trovasse la cosa giusta da scandagliare nelle persone”.
Infatti, dagli “appostamenti lunghi intere giornate tra i vapori spessi di una cucina movimentata”, l’autrice segue, osserva e interroga senza parole i ‘protagonisti’ di questo quadro diverso, particolare, anzi eccezionale.
“Una volta, se dicevi a una ragazza che facevi il cuoco, lei ti guardava come si guarda un bandito. Oggi non è più così – dice Esposito – anzi sei considerato quasi come un artista”, da questa sua affermazione il titolo del film che non è un ritratto perché l’obiettivo è sempre addosso alla colorata squadra multietnica della cucina della Torre del Saracino, a Vico Equense (precisamente a Marina di Seiano, nella penisola Sorrentina), durante il lavoro e i ‘tempi morti’: Peppe va pazzo per la moda e il design; la giapponese Fumiko in cucina ha trovato persino l’amore; Masato ha lasciato la fidanzata in patria per viaggiare ‘leggero’; Salvatore è diviso tra cattolicesimo, spiritualità ibride e il suo chiodo fisso: le donne. Però c’è anche chi ha lasciato perdere la laurea in giurisprudenza per dedicarsi ai fornelli, o chi ha scoperto la sua passione quasi per caso.
Non mancano altri aspetti della vita di Gennaro, anzi l’unico momento con cui rinnova la sua energia e, al tempo stesso, trova un momento di relax: la nuotata in mare.

L’autrice, tra gli altri di “Mille giorni di Vito” (Giornate degli Autori, Venezia 2009), però è già impegnata in un altro progetto (con Daria Menozzi), nato parallelamente a questo: “Cattive”, un docu-film sulle donne che scelgono di non essere madri. E, per il momento, lo sta auto-producendo.
José de Arcangelo

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