Un'opera che illustra la routine quotidiana degli agenti di polizia francesi della Sezione Protezione Minori. Il loro compito arrestare pedofili, acciuffare piccoli borseggiatori e poi riflettere

sui rapporti interpersonali durante le pause pranzo; interrogare genitori che abusano dei figli e raccogliere sconcertanti deposizioni dei bambini, affrontare adolescenti dalla sessualità fuori controllo, gioire per la solidarietà dei colleghi e sbellicarsi dalle risate nei momenti più inattesi. Sapere, soprattutto, che al peggio non c'è mai fine e tirare avanti con questa consapevolezza.
Un film duro e crudo, soprattutto per lo stile documentaristico, naturale e disarmante che ci rende partecipe di fatti e situazioni quotidiane, apparentemente 'normali' ma in realtà tortuose, spesso aberranti.
"Ho visto in televisione un documentario sulla Sezione Protezione Minori - confessa la regista, anche nel ruolo della fotografa Melissa - che mi ha colpito profondamente. L'indomani ho chiamato il canale tv dicendo che volevo contattare il regista per sapere come fare ad incontrare gli agenti della Sezione. Così è nato il film".
Infatti la pellicola è il frutto di questi incontri.
"Quello che ho scritto (con Emmanuelle Bercot ndr.) è basato esclusivamente - prosegue - su fatti ai quali ho assistito personalmente o su storie che gli agenti mi hanno raccontato. Ho cambiato qualcosa per alcuni dei casi raccontati, ma non ne ho inventato nessuno. Poi mi sembrava importante raccontare che, quando gli agenti sono impegnati in un caso, lo seguono solo fino a quando il colpevole di un reato viene arrestato, ma poi non sempre vengono informati sull'esito del processo. Passano rapidamente da un caso all'altro per non restare emotivamente coinvolti da nessuno in particolare. Perciò ero decisa a non far sapere al pubblico cosa ne sarebbe stato dagli accusati, visto che non lo sanno nemmeno gli agenti che li hanno arrestati".
"Volevo mostrare - aggiunge - come la Sezione sembri quasi un nucleo familiare: gli agenti stanno insieme da mattina

a sera, fanno persino colazione insieme e vanno insieme a bere qualcosa dopo il lavoro! Qualche volta però i loro rapporti si fanno tesi per colpa di alcune rivalità e, spesso, per le storie d'amore che nascono tra membri del gruppo... Bisogna considerare che molti degli agenti della Sezione Protezione Minori sono donne che hanno qualcosa da dimostrare, a differenza dei loro colleghi maschi".
"C'è una storia successa circa dieci anni fa e sono stati gli stessi agenti a raccontarmela. Il caso riguardava un uomo molto potente: aveva violentato la figlia per diversi anni eppure è riuscito a cavarsela grazie alla sua posizione e alle sue conoscenze. Persino l'ispettore capo mi ha detto che, anche se si tratta di un caso del passato che difficilmente potrebbe ripetersi, non sarebbe corretto dire che tutti gli accusati vengono trattati nello stesso modo".
"Mentre i casi sono tutti reali, i personaggi per lo più sono inventati. Emmanuelle ed io abbiamo scritto una specie di 'bibbia' per ciascum protagonista contenente elementi biografici e aspetti caratteriali, oltre a particolari sui rapporti e sulle rivalità tra i diversi membri della Sezione. Anche se tutte queste informazioni non si ritrovano nel film, sono state di aiuto per alcuni degli attori, che la consultavano durante le riprese".
"Gli agenti della Protezione Minori sono spesso guardati dall'alto in basso dagli altri poliziotti! E la sezione è soprannominata 'Baby sezione'. E' assurdo che alla Squadra Antidroga, per quanto svolga un ruolo cruciale, vengano assegnati più risorse che alla sezione che ha il compito di proteggere i ragazzini di Parigi! Un bambino è stato picchiato? Sono loro ad occuparsi del caso. Un adolescente si è suicidato? Se ne occupano loro. Un ragazzino è scappato di casa? Ancora loro. La Sezione Protezione Minori ha a che fare solo con vittime minorenni. Ma se un minorenne commette un reato ai danni di un adulto, viene assegnato alla sezione che si occupa di quel reato specifico. Qualche volta i bambini pensano di essere colpevoli mentre nei fatti sono solo delle vittime: è il caso dei borseggiatori nella metropolitana. Si tratta di minori sfruttati, quindi di vittime, ed è compito della Sezione Minori acciuffare chi li sfrutta. Ciò che rende particolarmente difficile il loro lavoro è che quelli che li sfruttano sono i loro stessi familiari. Perciò passano il loro tempo a dare la caccia ai genitori, o a un fratello, uno zio, un insegnante... E' questo che rende difficile il loro lavoro: devono spiegare ai giudici che l'incesto, la violenza sessuale o l'abuso sono avvenuti all'interno della famiglia e spesso in modo non violento. La violenza può essere silenziosa... ed è il peggior tipo di violenza, credo. Una violenza inaudita".
"Credo sia importante riuscire a trovare il lato comico anche nei momenti più terribili perché altrimenti la vita sarebbe insopportabile. Ed è il solo modo per un poliziotto di sentirsi vivo".
"La vita professionale di questi poliziotti ha dei riflessi sulla loro vita privata. Mi ricordo per esempio un agente che mi ha raccontato che, da quando ha cominciato a lavorare nella Sezione, non è più riuscito a fare il solletico alla figlia. Ogni gesto comincia ad essere pesato e

soppesato. Anche troppo, secondo me. E' quello che si vede nel film quando Joeystarr (il poliziotto Fred ndr.) fa il bagno alla figlioletta".
José de Arcangelo
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