Un dramma contemporaneo su una famiglia - apparentemente in armonia, anzi 'perfetta' -, all'improvviso, colpita da una tragedia. E allora, fra segreti e menzogne, vizi e virtù, scoperte

e riflessioni, l'esistenza di un uomo, il capo famiglia, cambierà per sempre. Infatti, fino a quel momento era stato più impegnato sul lavoro che nella propria vita, spesso lontano dalle sue care moglie e figlie.
"Non mi aspettavo cinque candidature - esordisce il regista americano di origine greca - ma lo sospettavo, lo immaginavo, soprattutto dopo aver ricevuto il Golden Globe che di solito sono indicazioni per gli Oscar. Sono molto contento e onorato di stare fra Martin Scorsese, Woody Allen, Terrence Malick e Michel Hazanavicious. Ci saranno dei simposi insieme e spero sempre di incontrare registi come loro, ma sospetto che Allen e Malick non si rechino mai a questi simposi. Ma io, Michel e Martin ci andremo e ci divertiremo insieme. Uno è organizzato dall'Associazione dei Registi Americani; l'altro dall'Academy, dovremo esserci tutti i 5 ma saremo al massimo tre".
"In fondo tratta della condizione di essere umano, ma non è solo drammatico, ci sono sempre momenti difficili in tempo di crisi, è la condizione della maggior parte della gente. Noi dell'ambiente cinematografico, letterario e teatrale raccontiamo della classe media in situazioni comuni, credo che questa pellicola rispecchi la mia generazione, il fatto di essere americani e legato al passato dei nostri avi. E’ drammatico ma anche comico come la vita stessa, e io mi considero un regista di commedie. Ho la fortuna di avere sempre grandissimi attori come Jack Nicholson, Paul Giamatti e George Clooney ad interpretare i miei personaggi".
"La principale ragione per cui ho accettato il progetto è l'ambientazione alle Hawaii - prosegue l'autore di 'Sideways" e "A proposito di Schmidt" -, al di là del fatto di vivere otto mesi in mezzo a quei paesaggi paradisiaci e una natura rigogliosa, ero incuriosito dal tessuto socio-culturale unico, dall'unicità della tradizionale consapevolezza dell'hawaiano delle sue radici e della sua discendenza, non solo l’aristocrazia bianca (protagonista del film ndr.), ma anche i nativi, coscienti delle loro radici e dei loro antenati. E' uno stato a sé, con 1,2 milioni di abitanti, distante dalla terra ferma, in mezzo all'oceano Pacifico. Grazie alla lontananza, alla posizione geografica, sono provinciali da un lato e cosmopoliti dall'altro, perché tutto il mondo va a visitare le Hawaii, migliaia di turisti vi si recano ogni anno, e in prevalenza giapponesi".

Essere reali e naturali.
"Parliamo di grandi star e tutto il contesto che ne consegue, ma sono innanzitutto attori. Nicholson e Clooney sono perseguitati dal gossip, dai paparazzi, se hanno la fidanzata oppure no. Quando uscì 'A proposito di Schmidt' dicevano 'Com'è che Nicholson non solleva il sopraciglio? E non ha accanto una ragazza giovane ma una moglie coetanea, una famiglia? Allora le recensioni iniziavano 'Nicholson ha interpretano un uomo sposato con una coetanea'. Ma del film quando si parlerà? Dopo cent'anni, quando non sapranno più chi è? I miei attori devono vestire i panni dell'uomo normale, è scontato che quando accettano di fare un mio film sanno già che il tipo di qualità che cerco è il realismo. Si prestano ad un film che riflette la realtà e non il glamour hollywoodiano che regna in questo periodo. E io dimentico il loro ruolo di star, magari per ricordarmene al momento della promozione".
Amo il classico come tipo di narrazione, non si tratta tanto di stile - dichiara a proposito delle sue opere -, qualche regista può avere uno stile godardiano, qualcun altro surrealista, ma conta la sincerità nell'accettarlo, perché ci piacciono stili diversi. Scegliendo l'intensità e l'efficacia mi si richiede e si aspetta da me un certo tipo di linguaggio. Se fossi un regista ceco, avrei magari un altro stile, se i miei non fossero emigrati negli Usa dalla Grecia, forse, sarei diverso. Il mio è uno stile personale e credo mi rispecchi. Mi piace il cinema classico americano dagli anni '20 ai '70, dall'80 in poi mi piace meno. I classici europei mi piacciono per l'aspetto umano che c'è nella sceneggiatura e nella recitaz

ione. La mia aspirazione personale è confrontarmi con film diversi ogni volta, non seguire un solo percorso come ho fatto finora, credo che ogni storia imponga lo stile in cui essere raccontata".
A proposito di eutanasia, anche se il film non l’affronta perché accenna al 'testamento biologico', l'autore dice: "Non so perché in Italia ci sia una polemica accesa su questa tematica accettata in America. Se una persona afferma di non volere essere rianimata, di essere 'scollegata', è qualcosa di pacifico e accettato: ha un senso, è un testamento biologico. Non ho pensato a discussioni di questo tipo, soltanto mi sento dire almeno una volta al mese: se dovessi trovarmi in quella situazione sparami!".
"Akira Kurosawa diceva 'spero che la mia morte arrivi mentre sto facendo un film, sul set'. Non voglio fare del sarcasmo sull'incidente mortale di Theo Angelopoulos (morto ieri ndr.), ma stava girando un film. L'ho incontrato anni fa al Festival di Salonicco, dopo 'Sideways', è stato gentile con me. Sono pochi i cineasti di origine greca nel mondo, l'Oscar ideale per me sarebbe per l'iraniano 'Una separazione', come miglior film e non solo come miglior film straniero. La cosa bellissima che mi ha poi detto Angelopoulos in Grecia, è di continuare a fare film, perché nella storia del cinema americano c'erano solo due registi di origine greca, Elia Kazan e John Cassavetes, e così in futuro mi

sarei trovato accanto a loro due. E’ un immenso dolore aver perso un maestro come lui".
"Per me sarebbe un sogno girare a Cinecittà" conclude, anche perché ieri l'ha vista da vicino: ha tenuto una lezione per gli studenti del NUCT.
José de Arcangelo
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