
inclusa, come è ormai riservato ad operazioni del genere. Quindi, più che un mitologico da terzo millennio, è una sorta di fantasy ambientato agli albori della civiltà e della cultura occidentale. Ma anche perché manca di quella sottile ironia che contraddistingueva i migliori prodotti del mitologico made in Italy anni Sessanta, filone che diede l’avvio, volente o nolente, allo spaghetti western.
Se, le ricercate e rivoluzionarie tecnologie, incluso il 3D, sono le più avanzate sul campo, stavolta smorzano le note suggestioni pittoriche del regista. E se lui pretendeva una luce caravaggesca, l’effetto stereoscopico – in particolare in esterni – la fa diventare opaca, quasi spenta; mentre negli interni a tratti l’inghiotte. Il tridimensionale, si sa, anziché nascondere esalta la finzione di scenari e scenografie che sembrano e rimangono finti, appunto.
Per fortuna restano il fascino delle inquadrature, gli originali costumi ideati dalla giapponese Eiko Ishioka - premio Oscar per “The Fall” -, tanto da pensare che (soprattutto quelli delle sacerdotesse) sarebbero piaciuti al maestro Fellini; le coreografie dei combattimenti

(a diversa velocità a seconda si tratti di umani o dei, mortali o immortali, o di entrambi insieme). Purtroppo mancano le vere emozioni e il brivido, anche quando il sangue schizza e abbonda, e per i fan del genere c’è parecchia azione.
Lo spietato e sanguinario Re Iperione (Mickey Rourke) e il suo feroce esercito stanno devastando la Grecia, demolendo e uccidendo tutto quello che trovano sul loro cammino. I villaggi continuano a cadere di fronte alle legioni del brutale re e ogni vittoria lo porta un passo più avanti verso il suo obiettivo: risvegliare il potere dei Titani per conquistare gli dei dell’Olimpo e tutta il mondo conosciuto.
Sembra che niente e nessuno possa fermare il crideòe re dal diventare il padrone assoluto del mondo, fin quando un semplice contadino chiamato Teseo (l’Henry Cavill de “I Tudors”, ma anche in “Montecristo” e “Basta che funzioni” di Woody Allen, ora neo Superman) giura di vendicare la morte della madre, per mano dello stesso Iperione. E quando Teseo incontra l’Oracolo della Sibilla, Fedra (la sempre più in ascesa Freida Pinto, stavolta anche senza veli), le sue inquietanti visioni sul futuro del giovane la convincono che avrà un ruolo fondamentale nel fermare questa distruzione. Infatti, col suo aiuto Teseo mette assieme un piccolo gruppo di seguaci – prigionieri come lui - e abbraccia il suo destino in una disperata battaglia finale, in cui è in gioco il futuro dell’umanità.

Peccato che la grande operazione resti tutta in superficie. Anche perché se nell’illustre precedente “300” lo spettatore che conosceva la vicenda storica e/o mitologica era costretto a dimenticarla, per lasciarsi, comunque, coinvolgere e persino meravigliare visivamente; qui invece si ha la sensazione di trovarsi in mezzo ad un raffinato videogioco in cui non possiamo interagire. E così la suspense diventa ansia, la tensione latita e lo svolgimento della vicenda un po’ annoia.
Gli sceneggiatori Charles e Vlas Parlapanides, per la prima volta alle prese con una pellicola a grosso budget, hanno inventato una storia che inizia quando gli dei dell’Olimpo sconfiggono i Titani e ne imprigionano i sopravvissuti in una montagna.
“Nella nostra sceneggiatura, tutto questo viene dimenticato – affermano i fratelli americani di origine greca -, fino a quando un uomo, Iperione scopre un Titano morto. Lui decide che libererà i Titani e conquisterà il mondo. Abbiamo ritratto Iperione come il Charles Manson dell’antica Grecia. Lui dà vita a un culto omicida e convince le persone a credere al suo piano. Non solo l’umanità è in pericolo, ma lo sono anche gli dei”.
Chi conosce miti e leggende, quindi, li dimentichi. E sappia che del mitico Teseo c’è solo il fatto che uccide (anche) un Minotauro. Infatti, gli sceneggiatori confessano: “Abbiamo utilizzato degli archetipi conosciuti, ma modificandoli. Al centro della storia, c’è un uomo che all’inizio non crede in nulla e che poi affronta un viaggio che lo rende un eroe e un martire”.
Nel ricco e variegato cast anche Stephen Dorff (Stravos), da “Backbeat” a “Somewhere” di Sofia Coppola; Kellan Lutz (Poseidone), l’Emmett Cullen della saga di “Twilight”; Luke Evans (Zeus), da “Scontro di Titani” all’Aramis dei “Tre Moschettieri”; Isabel Lucas (Atena), protagonista femminile di “Transformers: la vendetta del caduto”; Joseph Morgan (Lisandro), dalla

miniserie “Ben Hur” a “Drift”; Peter Stebbing (Helios), dal piccolo al grande schermo, per cui ha scritto e diretto l’indipendente “Defendor”; e il veterano John Hurt (Zeus anziano) da “Elephant Man” alla saga di “Harry Potter”.
José de Arcangelo
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