giovedì 9 giugno 2016

Da uno sconvolgente caso giudiziario vero, lungo trent'anni, "In nome di mia figlia" di Vincent Garenq con un intenso Daniel Auteuil

Da una storia vera, purtroppo sempre di scottante attualità, e di cattiva giustizia, un travolgente dramma giudiziario, vissuto e narrato dal punto di vista del padre della vittima, morta apparentemente per cause naturali e/o incidente domestico, mentre era in casa con la madre e il patrigno tedesco in Baviera.
Ma solo l’intraprendenza e la perseveranza del padre, che al primo sospetto, inizia una vera e propria indagine per conto suo e facendo riaprire il caso, riuscirà a portare in tribunale il patrigno Dieter Krombach (Sebastian Koch), con l’accusa di stupro e omicidio. La sua lotta però andrà avanti per trent’anni, costringendolo persino a infrangere la legge per ottenere finalmente giustizia. “In nome di mia figlia”, scritto (con Julien Rappeneau) e diretto da Vincent Garenq – alla sua quarta regia sempre su casi giudiziari – si ispira al libro scritto dallo stesso André Bamberski (interpretato da un Daniel Auteuil sempre grande e intenso).
“Quando ho letto il libro – esordisce Garenq alla conferenza stampa romana – sono stato veramente colpito, non solo dalla storia di malagiustizia, ma soprattutto dalla testardaggine e dall’ossessione di questo padre, ritratto per trent’anni della sua vita dedicati alla ricerca di giustizia per sua figlia. E ho iniziato un vero tour a Lindau in Baviera (e poi a Dijon) trent’anni dopo con la mia troupe, dove tanta gente è ancora convinta che Krombach fosse innocente. Era famoso
perciò la gente non ha aiutato il padre anche quando poi è riuscito a far riaprire il dossier. Un fatto fastidioso per la Germania che allora fece pressione sulla Francia e non sappiamo ancora perché.” “E’ comune – aggiunge -, infatti, che la giustizia tedesca tuteli anche all'eccesso i propri cittadini all’estero, tanto che lo stesso Bamberski ha fondato proprio un'associazione per aiutare le persone che si trovano di fronte a problemi di ostruzionismo da parte della giustizia tedesca.”
“Bamberski l’ho incontrato – prosegue – ed è ancora più testardo di quanto l’ho dipinto io nel film, ha un carattere particolare, anzi unico: è un ragioniere dal carattere molto forte, rigoroso e vuole sempre avere ragione, visto che è alle prese con regole e conti. Tutto quello che fino a quel momento in lui era difetto è diventato qualità, altrimenti non ce l’avrebbe fatta. Non esprime sentimenti, mi parlava sempre dei fatti riportati nel suo dossier, non mi ha mai parlato di fatti personali né espresso un’emozione.”
“Mentre scrivevo la sceneggiatura ho pensato subito a Daniel (Auteuil) – confessa l’autore -, al suo ruolo in ‘Un cuore d’inverno’ (il film di Claude Sautet, con Emmanuelle Béart, che lo lanciò internazionalmente ndr.) e l’ha reso in modo semplice e in crescendo. E’ straordinario, entra ed esce dal personaggio facilmente.”
Ma Gareq ha parlato anche con la madre di Kalinka, Dany, interpretata di Marie Josée Croze (insieme ad Auteuil anche ne “Le confessioni” di Andò): “L’ho incontrata in Marocco dove si è ritirata a vita privata – dice -; per anni ha vissuto nella negazione dei fatti, e della colpevolezza del secondo marito: anche quando Krombach finì sotto processo in Germania per altre accuse di stupro. Però la sua è stata una lentissima presa di coscienza. E solo alla fine di tutta la vicenda, un giudice donna l'ha spinta ad aprire gli occhi e a reagire, a dichiararsi parte civile contro Krombach. Ma, durante il nostro colloquio, non ha mai accusato apertamente il medico, limitandosi ad ammettere che André aveva avuto ragione.”
Un caso scomodo ancora oggi, visto che al regista – apprezzato da alcuni magistrati per il suo lavoro così come lo stesso Bamberski, che ha avuto anche delle scuse – è stato negato di girare in qualsiasi tribunale francese, perché vedeva coinvolte la giustizia francese e quella tedesca propense a proteggere un personaggio tanto ambiguo quanto famoso.
Quindi, un dramma giudiziario sobrio e coinvolgente, di stampo tradizionale, sostenuto oltre che da un ottimo protagonista, da una sceneggiatura asciutta ma ricca di particolari importanti, tanto da ricordarci il cinema di impegno civile ‘dell’avvocato’ André Cayatte, attivo fra gli anni Quaranta e Ottanta – da “Siamo tutti assassini” a “Ragione di Stato” -, che ha portato sul grande schermo i più scottanti casi giudiziari francesi del Novecento. Nel cast anche Christelle Cornil (Cécile), Lilas-Rose Gilberti (Kalinka a 6 anni), Emma Besson (Kalinka a 14 anni), Christian Kmiotek (Robert), Serge Feuillard (Gibault) e Fred Personne (padre di Bamberski). Il film è stato segnalato dalla Fice – Federazione Italiana Cinema d’Essai. José de Arcangelo
(3 stelle su 5) Nelle sale italiane dal 9 giugno distribuito da Good Films

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